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Categorie: Co/ulture | Legno e Foreste | Pianificazione Territoriale | SDAF13 - PIANIFICAZIONE TERRITORIALE, RURALE ED URBANA | SDAF14 - PIANIFICAZIONE FORESTALE E SELVICOLTURA |

Veneto e Belluno: la situazione lasciata dal maltempo

Gli schianti causati dal maltempo di ottobre 2018

Come si è sviluppato l’evento calamitoso e quali danni ha creato?
Gli effetti dell’ultima ondata di maltempo si sono sentiti in tutte le zone montane della Regione, ma le conseguenze sul territorio esteso più gravi si sono manifestate nella provincia di Belluno per la quale, a causa anche dell’impraticabilità delle strade, risulta difficile stilare uno stato oggettivo della situazione. Si segnalano inoltre situazioni difficili, anche se più circoscritte, nel Vicentino (Altopiano di Asiago) e situazioni critiche con danni ingenti per schianti di alberi nelle aree urbane su molte cittadine.
Questa situazione, purtroppo non nuova sia nella nostra regione che in altri territori, dovrà rappresentare un momento di verifica, fuori da ogni sensazionalismo, per rifondare la cultura della gestione del territorio che tenga oggettivamente conto di situazioni ambientali critiche diverse da quelle fino a d ora considerate. È quindi necessario promuovere un’effettiva svolta nella politica ambientale, ma che necessariamente dovrà essere seguita da nuovi approcci di studio e progettuali con il coinvolgimento diretto della nostra categoria professionale.

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Come si è sviluppato l’evento calamitoso e quali danni ha creato?
Quanto è accaduto in provincia di Belluno travalica l’immaginazione, stiamo cercando di farci un quadro della situazione, ma gran parte delle zone sono prive di comunicazione; molte aree sono isolate. Al momento, anche ispezioni nei boschi e spostamenti per raggiungerli sono spesso sconsigliabili.
Con questa premessa si può affermare che, oltre alle smisurate precipitazioni (in parte previste) ci stati forti venti da sud. La provincia di Belluno in ginocchio non è solo un’espressione metaforica. Oltre ai danni di natura idrogeologica, ad andare in crisi è stato, in gran parte del territorio, il sistema infrastrutturale e sociale. I danni ai boschi, fino a oggi non ancora esposti all’informazione pubblica, sono grandi, spesso ingenti e in alcuni posti addirittura da far paura.

In che maniera la gestione agroforestale del territorio ha contribuito ad aggravare o mitigare la situazione verificatasi?
Positiva, ma non sufficiente alla portata dell’evento; essa è vittima e non causa dei danni.
Il bosco ha svolto egualmente una positiva funzione di regimazione, ma – dove si sono verificati schianti o distruzioni dei soprassuoli – l’impatto degli agenti naturali è stato troppo forte.

Sono state rispettate tutte le buone pratiche agricole e di manutenzione idraulica forestale per prevenire il dissesto idrogeologico?
In linea generale, penso di sì, che non siano state la causa; a livello particolare sarà da vedere; una risposta potrà essere data in consuntivo per alcuni casi, anche per le delicate implicazioni che pone.
Ciò che quest’esperienza ci lascia è senza dubbio la riflessione che le “buone pratiche” agricole e di manutenzione idraulica forestale devono essere ripensate alla luce dei “cambiamenti climatici” rispetto a impostazioni scolastiche (vedi ad es. il calcolo della portata).

Quali indicazioni per il futuro?
Dovrà essere effettuato un ripensamento pressoché completo della politica, programmazione e gestione forestale in Veneto.
Oltre a ripercussioni di tipo ecologico, ambientale e paesaggistico ne deriveranno conseguenze su tutta la filiera foresta-legno ed effetti amministrativi anche nel medio e lungo periodo anche per i bilanci degli enti montani che contavano sugli introiti del legname. Quindi, molte interconnessioni vanno esaminate e le indicazioni potranno essere date dopo che il quadro sarà completo. Al momento bisogna rappresentare la situazione, ma evitare di pronunciarsi in maniera azzardata.

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