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Categorie: Oltreconfine | Primo Piano | SDAF20 - DEONTOLOGIA, ETICA DELLA PROFESSIONE E NORMATIVA PROFESSIONALE |

Missione Albania

Intervista a Gianluca Carraro, consigliere nazionale

Qualche settimana fa, la federazione del Veneto ha completato una missione in Albania con l’obiettivo di avviare una prima esperienza in quel paese e promuovere la figura professionale del dottore agronomo e del dottore forestale. In aggiunta a ciò, le visite tecnico-professionali hanno permesso di conoscere la realtà agricola e forestale di quel Paese.
In sintesi, con l’appoggio e sotto l’egida del CONAF si sono poste le basi per sviluppare ulteriori incontri e viaggi studio verso paesi che possono costituire un target di intervento delle nostre istituzioni

Ci descrive brevemente la missione?
Sono stati 4 giorni molto intensi e con un programma particolarmente fitto, realizzato grazie al supporto organizzativo di Balcando, società di consulenza gestita dell’avvocato Fabiola Ismaili.
Durante la missione sono state fatte visite e incontri con strutture pubbliche e private, rappresentative del mondo produttivo e istituzionale albanese. L’obiettivo principale è quello di gettare le basi di un rapporto istituzionale per la trasmissione di know-how e di conoscenze applicative verso il mondo albanese, con un percorso di alta formazione in grado di promuovere le multiformi competenze della nostra figura professionale in un territorio extra UE che ha bisogno di approcci innovativi e di sviluppo sostenibile.

A cosa si deve la scelta dell’Albania come meta?
Naturalmente, ogni Paese ha delle peculiarità interessanti per la professione. In questo caso, la scelta dell’Albania è motivata dal fatto che fra i paesi extra-UE vicini, e quindi con affinità ecologico-ambientali, l’Albania presenta potenzialità di sviluppo economico ancora inespresse. Inoltre, l’assenza di una struttura ordinistica come la nostra ha attirato la nostra attenzione, oltre che come professionisti, anche come dirigenti ordinistici.
L’Albania, infatti, costituisce un bacino di produzione con una dimensione potenziale di tutto rispetto (ca 1.700.000 ha di superficie agricola utilizzabile). Ampia superficie che richiede, però, un affinamento delle tecniche e un approccio integrato con una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale del ciclo produttivo.
Identico ragionamento può essere applicato al sistema forestale, che richiede una migliore ù politica di salvaguardia del patrimonio forestale e un’attenzione particolare al dissesto idrogeologico. È, inoltre, interessante una valutazione sulle energie rinnovabili, per le quali l’Albania è teatro di alcune soluzioni innovative avviate in particolare da partners europei.

La mancanza di un ordine professionale è stato il tema di un incontro specifico. Ce lo racconta?
In Albania non esiste un albo professionale come quello italiano, che garantisca da un lato la qualità dei professionisti iscritti (con occasioni di aggiornamento continuo) e dall’altro la tutela del consumatore e dell’ambiente.
In quest’ottica si sono rivelati molto proficui gli incontri con il Direttore delle politiche agricole del Ministero dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e delle risorse idriche della Repubblica d’Albania (Irfan Tarelli) e con il Vicerettore dell’Università di Tirana (Erinda Lika): nei due appuntamenti si è potuto discutere delle opportunità e dei vantaggi di un ordine professionale e degli aspetti formativi ad esso legati.

Di cosa avete discusso?
Attualmente, in Albania è costituito l’ordine dei veterinari, ma è fallita un’analoga iniziativa per l’ordine degli agronomi. I motivi del fallimento sono molti, ma senza dubbio incide la mancanza di una specifica coscienza professionale e la frammentazione delle aziende agricole albanesi, col Ministero impegnato per ampliare la maglia poderale tramite compravendite ed affitti e cooperazione.
Si è parlato di com’è organizzato l’ordine in Italia e il funzionamento degli esami di stato ha suscitato particolare interesse.
In generale, gli interlocutori sono rimasti positivamente colpiti dall’esempio italiano, al punto che già in quella sede si sono cominciate a fare delle ipotesi per costituire un organismo simile in Albania.
Ovviamente la strada è lunga, siamo solo alle battute iniziali, ma l’interesse dimostrato fa ben sperare nella prossima realizzazione di un ordine degli agronomi e dei forestali anche nel Paese delle Aquile.

Per quanto riguarda il sistema universitario? Come si lega alla professione?
La Facoltà di Agraria dell’Università di Kamez (Tirana) laurea circa 100 iscritti ogni anno. Con Erinda Lika Vicerettore dell’Università di Kamez e col Prof. Shpend Shahini, Head of Plant Protection Department, Agricultural University of Tirana si è molto discusso dei possibili punti di collaborazione per un futuro protocollo di intesa, per esempio sulla lotta integrata o sul benessere animale, così da trasferire l’esperienza italiana in quel Paese.

Avete incontrato anche Bardh Spahia, Sindaco di Scutari, e Floreta Kertusha, rappresentante del Comune di Durazzo. Come si stanno muovendo le amministrazioni locali?
Il problema principale resta la frammentazione e la difficoltà di accertare le proprietà. Alcune municipalità stanno agevolando il travaso di informazioni fra catasto e Comuni per consentire l’accertamento delle vecchie proprietà, più o meno frazionate dai tempi della fine del regime comunista. Oggi, per esempio, chi ottiene il certificato di proprietà ha la possibilità di reclamare il possesso delle proprietà di un tempo.

Ci racconta come si sono svolte le visite tecnico-professionali?
Il primo giorno, l’incontro con una cantina locale ci ha fatto conoscere una realtà in cui il recupero di antichi vitigni (ci piace credere di origine veneta risalente ai tempi della Serenissima) è associato a rese medio basse e con le difficoltà di commercializzazione a prezzi elevati. Una scommessa difficile che si cerca di vincere puntando su un prodotto di fascia alta da proporre nel ristorante cittadino e valorizzando l’enoturismo aziendale.

Gli altri appuntamenti?
Abbiamo incontrato Ervin Resuli, un veterinario Presidente “Associazione Protezione Consumatori e Produttori Locali” nonché General Manager di AC&E (Agro Consulting & Expert).
Ci ha raccontato che, come associazione, sono impegnati a garantire la salubrità nella filiera del latte, trascurando la trasformazione che invece è in mano a grosse ditte.
Anche in questo caso è emerso quanto la dimensione ridotta sia un fattore limitante. Nonostante ciò, si lavora per incrementare la consapevolezza delle aziende per migliorare le loro produzioni.
Più o meno simili le riflessioni proposte dal Rrapaj Agim, Presidente dell’Associazione Produttori KASH (Albanian Agribusiness Council) che raggruppa diverse associazioni e ne tutela gli interessi.

Oltre l’aspetto agronomico, è stato affrontato anche il tema dello sviluppo selvicolturale?
Su questo tema, particolarmente interessante è stato l’incontro con il Sindaco di Scutari.
Qui la frammentazione è minore e il patrimonio boschivo è nel possesso delle amministrazioni comunali. Il sindaco ci ha così illustrato alcune problematiche di carattere fitoiatrico nel campo della castanicoltura legate alla vespa del castagno, patologia che affligge il 10% dei 40.000Ha in gestione da parte del Comune di Scutari e che, ad oggi, non ha soluzione tecnica. Siccome la gestione fitoiatrica è in capo ai privati, ma con controlli della pubblica amministrazione, questo tema potrebbe essere un primo approccio operativo e collaborativo fra l’Ordine e il Comune di Scutari soprattutto perché da noi il problema fitoiatrico è già stato affrontato e risolto da tempo.

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