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Categorie: Buone Pratiche | Primo Piano | SDAF14 - PIANIFICAZIONE FORESTALE E SELVICOLTURA | Senza Categoria |

Cambiamenti climatici e terre d’uso civico: esperienze forestali in Calabria

La gestione forestale in tutte le sue manifestazioni è stata sempre indirizzata nel miglioramento della stazione o luogo d’intervento selvicolturale

Roberto Sabatino,PhD, Dott. Agronomo e Forestale

Tutti gli interventi selvicolturali sono stati sempre finalizzati al miglioramento del sistema foresta e nel creare le condizioni più vicine alla situazione climax, ovvero all’esaltazione di sistemi biologici complessi tra di essi strettamente connessi.

Una buona gestione del bosco e delle foreste sotto il profilo ambientale, ecologico e biologico comporta la creazione, il mantenimento e miglioramento di sistemi biologici complessi.

È noto che tutti gli interventi in foresta devono essere cauti, continui e capillari perché il selvicoltore deve costantemente confrontarsi e tener conto di situazioni ambientali, ecologiche e biologiche in continua evoluzione, accelerate, ancor più dai repentini cambiamenti climatici degli ultimi anni.

Inoltre, un’attenta e cauta gestione forestale comporta una notevole diminuzione (quasi un annullamento totale) del dissesto idrogeologico, come a tutti è noto.

5 punti chiave
Alla luce delle modificazioni climatiche in atto è necessario che:

1) Gli interventi di pianificazione e gestione forestale siano indirizzati alla massima resilienza;

2) Gli interventi selvicolturali tradizionali siano rivolti a una più marcata salvaguardia del bosco;

3) Sia attuata, dove possibile, la conversione dei boschi cedui in bosco d’alto fusto;

4) Sia favorito l’insediamento spontaneo di specie minori, come l’insediamento di alberi di acero o di ontano o di leccio nei castagneti

5) I rimboschimenti o gli imboschimenti siano attuati utilizzando specie resistenti a eventi estremi: alberi con apparato radicale fittonante e molto approfondito, resistente a forti tempeste di vento o essenze più rustiche e frugali meno esigenti, adattabili ai terreni poco profondi e poco dotati in elementi nutritivi.

 

Selvicoltura di resilienza

Sinteticamente, la selvicoltura tradizionale deve essere trasformata in selvicoltura di resilienza, adattamento e resistenza a ciò che sta avvenendo.

In Calabria, il Comune di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (CZ), in assenza di un’università di agraria o di un’associazione di cittadini volta alla tutela delle terre d’uso civico, amministrava e ancora gestisce circa 80 ettari di bosco ceduo di leccio che non veniva utilizzato da almeno tre turni.

Circa vent’anni fa, la giunta municipale, conferendo incarico professionale allo scrivente, ha scelto di far individuare e di far censire i terreni gravati da usi civici e di effettuare una serie di interventi di taglio di conversione all’alto fusto al fine di migliorare la stazione (località Falde dell’Inferno), reinvestendo i ricavi del taglio in opere di pubblica utilità.

Il principio ispiratore di tali interventi era basato sull’interpretazione della norma: se i terreni di uso civico sono beni ambientali e paesaggistici – che vanno tutelati, conservati e possibilmente migliorati – ne consegue che un intervento di miglioramento è attuabile.

In questo caso, quindi, l’intervento di miglioramento consistette in una serie di tagli di conversione del bosco ceduo di leccio in alto fusto, poiché è noto scientificamente che un intervento di conversione di un bosco ceduo in alto fusto è un miglioramento del bosco e della stazione dove esso è ubicato.

Tali interventi, alla luce delle prime avvisaglie di mutamenti climatici, periodi di estrema siccità caratterizzati da improvvisi fenomeni piovosi di forte intensità e breve durata, furono valutati e concordati in situ, sia sui criteri, che nei tempi e modalità, con gli Ufficiali del Ripartimento del Corpo Forestale dello Stato di Catanzaro, e ad oggi, hanno permesso il miglioramento del bosco ceduo di leccio senza addurre a questo danni.

Tali interventi di miglioramento della stazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, sempre più palesi nel corso degli anni a partire dal primo taglio, sono stati ultimati nell’anno 2005.

Inoltre, tale esperienza professionale, fu tradotta in tesi di Laurea magistrale in estimo forestale, discussa il 13.02.2007 presso la Facoltà di Agraria dell’Univeristà Mediterranea di Reggio Calabria, dal titolo ”Determinazione del più probabile valore di trasformazione di un bosco ceduo di leccio gravato da usi civici nel Comune di Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (CZ)”.

Alla luce di quanto esposto, gli interventi di pianificazione forestale possono contribuire alla conservazione dei boschi di uso civico e alla resilienza ai cambiamenti climatici.

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