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Categorie: Reticolo | SDAF20 - DEONTOLOGIA, ETICA DELLA PROFESSIONE E NORMATIVA PROFESSIONALE |

Agronomi e forestali: l’evoluzione della professione

La figura dell’agronomo ha attraversato diverse fasi nel tempo, in funzione della sensibilità della società alla produzione primaria.

La figura dell’agronomo ha attraversato diverse fasi nel tempo, in funzione della sensibilità della società alla produzione primaria.
Già alla fine dell’ottocento gli agronomi mettevano in atto le buone pratiche agricole sviluppate all’estero, attuavano grandi bonifiche idrauliche, studiavano il miglioramento genetico, applicavano la meccanizzazione agricola. L’agronomo era una figura professionale prevalentemente legata alla produzione di cibo, in un momento in cui l’approvvigionamento alimentare era la questione più importante per il Paese.
Nel 1976 entra nello stesso albo professionale degli agronomi la figura del Dottore Forestale, la gestione dei boschi e la pianificazione del territorio diventano prerogative di questa figura professionale, mentre qualche anno più tardi appaiono le prime valutazioni di impatto ambientale.

I nuovi strumenti di lavoro
L’agronomo inizia a considerare le relazioni tra i diversi agroecosistemi e le compatibilità degli interventi e delle pratiche agricole sul territorio, ma contemporaneamente il soddisfacimento alimentare depotenzia il suo ruolo progettuale e lo relega alle perizie e stime per i tribunali.
La svolta si ha nei primi anni Novanta, periodo in cui viene introdotta la politica agricola comunitaria (PAC) con l’aiuto diretto agli agricoltori, rendendo necessaria una figura professionale che sviluppasse la programmazione tecnico aziendale, che gestisse il sistema dei controlli agroambientali e che rispondesse alle questioni ambientali poste dalla comunità europea con l’emanazione delle direttive sulla protezione delle acque, sui rifiuti, sulle valutazioni ambientali. Infatti, le regolamentazioni europee sulla qualità dei prodotti agricoli, sulla sicurezza alimentare e sul metodo di produzione biologico definiscono i nuovi strumenti di lavoro dell’agronomo, cambiandone radicalmente l’approccio alla produzione del cibo. Inoltre, lo spopolamento delle aree interne che ha creato problemi di manutenzione territoriale e dissesto idrogeologico definisce per il dottore agronomo e dottore forestale una nuova prospettiva di pianificazione territoriale e forestale.

Professione al femminile
Così come evolve la professione, cambiano gli interpreti: ad esempio, dagli anni ‘90 ad oggi la presenza delle donne è raddoppiata e l’evoluzione della professione sarà sempre di più a vantaggio della componente rosa, soprattutto per gli aspetti della professione legati all’alimentazione e alla sicurezza alimentare, in virtù della sensibilità femminile ai temi dell’educazione alimentare e della nutrizione. Basti pensare che ormai da un quinquennio la percentuale delle donne immatricolate nei diversi corsi di lauree delle scienze agrarie sfiora il 50% (dati MIUR).

L’agronomo di città
Si evolvono anche gli ambiti di attività: la visione del settore agricolo e della professione di dottore agronomo e dottore forestale fino al 2030 prende forma attorno alla figura dell’agronomo di città che rivoluziona il concetto di dimensione agricola.
La produzione di cibo nelle città sarà frutto non solo delle esigenze di approvvigionamento, ma del fabbisogno sempre più impellente del cittadino di riappropriarsi della coscienza di ciò che mangia e del sistema con cui viene prodotto; pertanto ci sarà necessità del professionista che declini l’agronomia e l’arboricoltura urbana che non possono prescindere dallo sviluppo di nuove tecnologie applicate alla nuova dimensione di produzione del cibo.

Ambiente e sicurezza del territorio
Questo è l’agronomo del futuro, un professionista in grado di interpretare ed applicare il progresso tecnologico, alla produzione alimentare in contesti diversi da quello rurale tradizionale, garantendo, al contempo, qualità, sicurezza e salubrità degli alimenti e della vita in generale.
Ambiti di attività in evoluzione anche quelli che riguardano ambiente e della sicurezza del territorio: lo sviluppo di tecnologie agronomiche e forestali per la riduzione del rischio idrogeologico, nuove tecniche di recupero e smaltimento reflui, sistemi per la previsione e la riduzione del rischio naturale, monitoraggio dei cambiamenti climatici.
In questo ambito l’innovazione tecnologica alla base della professione risiede nei sistemi informativi territoriali e di monitoraggio ambientale, nella agricoltura di precisione e utilizzo di droni.

Preparazione e resilienza
Le nuove sfide per l’agronomo del futuro sono preparazione e resilienza, acquisite con una formazione di base che fornisca strumenti e metodologia, una formazione professionale continua che accompagni l’agronomo ai continui e veloci mutamenti delle esigenze del mondo agricolo; esigenze a cui Università e Ordine devono far fronte potenziando sempre più il ruolo della progettazione agronomica, e del trasferimento delle nuove idee in soluzioni applicative e metodologie innovative.

Pubblicato sul suppl. 1 al 37 dicembre 2017, di terra vita

Innovazione nel campo della conservazione alimentare

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